A Tolentino soffia vento di primavera
da Simone Baroncia
Giovedì 28 aprile ore 21.30 al cine teatro Don Bosco, organizzato dal CGS Vittorio Bachelet e patrocinato dal Comune di Tolentino, inserito nel progetto culturale della Chiesa Cattolica ‘La sfida educativa –il tempo delle scelte’ ed in occasione delle celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia per ricordare la Festa della Liberazione del 25 aprile, sarà proiettato il film ‘Vento di Primavera’.
La Francia è sotto l’occupazione tedesca. Gli ebrei vengono prima costretti a portare la stella gialla, poi vengono allontanati da ogni luogo pubblico, dal loro impiego, dalle scuole. Nel quartiere di Montmartre vivono molte famiglie ebree tra cui quella di Joseph, 10 anni. Nella notte tra il 15 e il 16 Luglio, 14.000 ebrei furono arrestati a Parigi. Vennero divisi in 2 categorie: le famiglie con figli e le persone nubili. Le prime, radunate nello stadio del velodromo d’inverno, il Vel d’Hiv di Parigi. I secondi smistati nel campo di Drancy, alla periferia della capitale francese, in attesa di essere deportati ad Auschwitz. Ma un mattino Joseph e gli altri bambini vengono separati dai genitori… Il cinema è lo specchio di popolo, attraverso i suoi prodotti è possibile studiare la società che li ha generati, dal banale film di cassetta al ricercato film d’autore, ogni testo parla del suo contesto in modo molto più profondo di quanto possa sembrare ad una prima lettura. Appare così evidente che dopo anni di elaborazione il cinema tedesco abbia iniziato a rivedere il passato prossimo legato alla Seconda Guerra Mondiale, alla figura di Adolf Hitler e alle atrocità dei Campi di Sterminio Nazisti. Prendete per esempio il cinema italiano ha rivisto la persona di Benito Mussolini solo con Rod Steiger in Mussolini: Ultimo Atto del 1973, e solo poche altre volte prima del Vincere di Marco Bellocchio, quasi a dimostrare che il capitolo non sia del tutto chiuso. Con Vento di Primavera (titolo inspiegabile per La Rafle, che avrebbe dovuto essere tradotto come La Retata o Il Rastrellamento) di Rose Bosch anche la Francia viene messa di fronte a uno degli episodi più oscuri e deplorevoli della Seconda Guerra Mondiale accaduto il 16 luglio ‘42, quando la Gendarmeria (che non nascondeva il proprio antisemitismo) fu obbligata dal Reich a compere una retata a Montmartre per rastrellare i 24 mila ebrei di Parigi, 13 mila dei quali furono ammassati nel velodromo d’Hiver prima di essere caricati sui treni diretti ai campi di sterminio. Dice la regista Rose Bosch: “Ci sono molti film francesi sul nazismo e la deportazione degli ebrei, ma nessuno sul collaborazionismo e sulla retata del Velodromo d’Hiver. E’ un avvenimento di cui si parla pochissimo, se pensiamo che per 14.000 ebrei deportati da Parigi e un totale di 75.000 morti nei campi, nei libri di storia si spendono poco più di tre righe. (…)Solo ora si comincia a studiare ed elaborare il collaborazionismo. I francesi per molto tempo non hanno saputo se considerarsi resistenti o collaborazionisti (…). Ecco dunque rivelarsi un altro tassello di quella microstoria che confuisce nella Storia grande, quella occupata da Nazismo e Shoa. Accanto ai nomi tragicamente più noti, la memoria si fa carico di ampliare i contorni, di rendere omaggio, tardivo ma commosso, a quanti hanno perso la vita senza la minima colpa. “Vento di primavera” (poco indovinato titolo italiano) si colloca dunque nella costruzione di un ricordo il più collettivo possibile. Come in altre occasioni, l’argomento resta oltremodo difficile da approcciare, tra impossibile realismo e commozione incombente. Ma bisogna provarci.
